«Oggi tutti i ricercatori riconoscono che la Jugoslavia fin dalla sua costituzione nascondeva una bomba ad orologeria pronta ad esplodere». Multiculturalismo e pluralismo religioso fra illusione e realtà
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“Dovremmo forse far notare che fin dai tempi antichi, il declino del coraggio è stato considerato coincidere con l’inizio della fine?”. (Aleksandr Solženicyn) “Anche la destra estrema di qualunque destra mi pare fin troppo a sinistra”. (Nicolás Gómez Dávila) EMail/Messenger: ultimocarolingio@live.it Rassegna informativa della Resistenza europea. E' autorizzata la riproduzione degli articoli presenti su questo blog a patto che venga citata la fonte.

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“Le epoche storiche sono intervalli in cui predomina un determinato tipo di norma. I secoli XVIII e XIX furono l'epoca delle norme giuridiche. Il XX è stato quello delle norme economiche. Un nuovo periodo si profila oggi, nel quale predomineranno le norme biologiche; l'epoca che sta iniziando affronterà conflitti etnici, una crescente pressione demografica, e un crescente immiserirsi della specie”.(Nicolás Gómez Dávila)

“Questa crisi (la Rivoluzione) tocca principalmente l’uomo occidentale e cristiano, cioè l’europeo e i suoi discendenti, l’americano e l’australiano”.
(Plinio Corréa de Oliveira)

“La mia ipotesi è che la fonte di conflitto fondamentale nel nuovo mondo in cui viviamo non sarà sostanzialmente né ideologia né economica. Le grandi divisioni dell'umanità e la fonte di conflitto principale saranno legata alla cultura. Gli Stati nazionali rimarranno gli attori principali nel contesto mondiale, ma i conflitti più importanti avranno luogo tra nazioni e gruppi di diverse civiltà. Lo scontro di civiltà dominerà la politica mondiale. Le linee di faglia tra le civiltà saranno le linee sulle quali si consumeranno le battaglie del futuro […] Nel mondo che emerge, un mondo fatto di conflitti etnici e scontri di civiltà, la convinzione occidentale dell'universalità della propria cultura comporta tre problemi: è falsa, è immorale, è pericolosa […] Un Paese composto di più civiltà è un Paese che non appartiene a nessuna civiltà ed è privo di un suo nucleo culturale costitutivo. La storia dimostra che nessuna nazione così costituita può durare a lungo come nazione coesa […] Nell'epoca che ci apprestiamo a vivere gli scontri di civiltà rappresentano la più grave minaccia alla pace mondiale, e un ordine internazionale fondato sulle civiltà è la migliore protezione dal pericolo di una guerra mondiale.”.
(Samuel P. Huntington)

“L’antirazzismo sarà nel XXI secolo quel che il comunismo è stato nel XX”.
(Alain Finkielkraut)

“Certamente l’Europa ha dei confini: essa è delimitata ad ovest dall’Atlantico, a sud dal Mediterraneo, a nord dall’Artico, ad est dal fiume Amur (frontiera cinese)”.
(Alexandre del Valle)

“Un giorno, milioni di uomini lasceranno l’emisfero Sud per quello del Nord. E non andranno li come amici, ma per conquistarlo. E lo conquisteranno con i loro figli. I grembi delle nostre donne ci porteranno la vittoria.”.
(Houari Boumédienne)

“Il nemico principale dell’Europa è il Sud del mondo riunito sotto il vessillo dell’Islam […] L’ipotesi di una guerra civile etnica in Europa, sovrapposta a una guerra di religione con l’Islam, non è più soltanto un’ipotesi per il XXI secolo. A mio avviso, del resto, è solamente in questa prospettiva che potrà aver luogo una reconquista [europea]”. (Guillaume Faye)


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venerdì, 20 novembre 2009
Le urne della Reconquista islamica
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Le urne della Reconquista islamica


In Europa nascono partiti musulmani. Ma in un continente che sarà per un quinto maomettano, finora, le liste sono state un insuccesso. I primi parlamentari islamici e con il chador sono stati eletti dagli “infedeli”

Il Foglio


Roma. “Un’onda che attraverserà l’intera Europa”. Nell’editoriale di prima pagina sul Corriere della Sera Angelo Panebianco ha parlato chiaramente di “ideologia della cosiddetta Rinascita islamica, impregnata di valori antioccidentali”. E’ quest’ideologia ad animare i partiti islamisti in Europa. Un fenomeno dell’ultimo anno che deve dimostrare ancora di avere una reale presa sulle vaste comunità musulmane in Europa. Di una lista civica islamica si parla anche a Milano. Si chiama “Milano Nuova” e ne è leader Abdel Hamid Shaari, rettore di quella moschea di viale Jenner accusata di collusione coi qaidisti e frequentata dal primo kamikaze italiano, Mohammed Game. Shaari è “persona non grata” in un grande paese musulmano come l’Egitto, che l’ha respinto alla frontiera. La lista milanese è ricalcata sul modello del partito norvegese d’immigrati guidato dal giornalista pachistano Ghufoor Butt.

In Spagna la lista islamista è guidata da Mustafa Bakkach, celebre docente universitario marocchino residente a Granada, ideatore del Partito Renacimiento y Union de España, che difende i principi del Corano e punta a presentarsi alle amministrative del 2011 per fare il pieno di voti. La Spagna è l’unico paese europeo che ha subìto l’occupazione degli arabi per quasi otto secoli. Il bacino elettorale potenziale del nascente partito conta 1,3 milioni di musulmani. Il partito promette che “terrà conto dell’islam nel suo agire politico, considerandolo come fattore determinante nella rigenerazione morale ed etica della società spagnola”. Di un simile suprematismo shariaco è piena l’Europa. Una Muslim Democratic Union è appena nata in Bulgaria. Il finlandese Islamic Party è stato fondato da Abdullah Tammi, convertito all’islam negli anni Settanta, e ha un “programma verde” (colore sacro all’islam) improntato al fondamentalismo: divieto di vendita di alcolici, esonero per gli studenti di materie non conformi all’islam, un codice di abbigliamento non immorale e così via. Anche in Olanda, dove il nome Mohammed è già oggi il più usato fra i nuovi nati, e ad Amsterdam dove l’islam è la prima religione professata dalla popolazione, si presenterà alle elezioni il Dutch Muslim Party. E’ guidato da un convertito all’islam, Henny Kreeft. In Svezia il musulmano Mohammed Omar sta creando una lista antisionista per raccogliere consensi sulla causa palestinese. In Danimarca c’è la Liberal Alliance, che nelle elezioni del 2007 ha ottenuto cinque seggi al Parlamento e ha come leader il deputato Naser Khader, padre palestinese e madre siriana, il quale reclama da Copenaghen un mea culpa di stato per le vignette sul Profeta.

Di “bomba demografica a orologeria che sta trasformando il nostro continente” parla il quotidiano britannico Daily Telegraph, pubblicando i dati emersi dagli studi più aggiornati sull’Europa e l’islam. Nel 2050, un quinto degli europei sarà musulmano. Il venti per cento. Si calcola che, se la popolazione europea di fede musulmana è più che raddoppiata negli ultimi trent’anni, analogo raddoppio sarà registrato entro il 2015. E di lì a salire, fino ad arrivare al venti per cento globale. Ma di successi politici i partiti islamici ne hanno registrati pochi finora. In Inghilterra, laboratorio del multiculturalismo, l’Islamic Party of Britain si è sciolto da tempo. A Stoccolma, città simbolo dell’islamizzazione scandinava, la maggioranza dei musulmani vota saldamente a sinistra. In Belgio la prima deputata con il chador, Mahinur Özdemir, è stata eletta nelle file del Cdh, il partito di ispirazione cristiana. Il primo musulmano scelto per un ministero in Inghilterra, Shahid Malik, è stato voluto da Gordon Brown. A Vienna è stato il centrodestra a portare Sirvan Ekici in Parlamento. E’ la prima deputata austriaca di fede islamica. Siamo in Austria, cattolica al novanta per cento nel Ventesimo secolo, ma dove l’islam sarà la religione maggioritaria nel 2050 tra la popolazione al di sotto dei quindici anni.

(http://www.mascellaro.it/node/38793)


L'islam si fa il suo partito anche da noi

di Andrea Morigi
Libero


«Vota Mohammed, vota Mohammed», sussurreranno nottetempo ifedeli di Allah alle loro quattro mogli, adottando la celebre tecnica utilizzata da Totò in prossimità delle tornate elettorali. Prima o poi, i seggi di Montecitorio o di Palazzo Madama ospiteranno qualche deputato o senatore musulmano. È già capitato in numerosi Parlamenti di nazioni europee e ora l’onda arriva anche da noi. Il programma politico si accinge a dettarlo l’Unione delle Comunità e delle Organizzazioni islamiche in Italia, la sigla che vanta al contempo le maggiori pretese di leadership e il più ampio numero di antipatizzanti fra i musulmani associati e non. Così si va alla conta deiconsensi e «per le prossime elezioni, formazioni politiche di ispirazione islamica saranno, a livello nazionale, una realtà anche in Italia, nome e simbolo sono allo studio», annuncia su youtube, ospite del programma KlausCondicio, il portavoce dell’Ucoii, Ezzeddine Elzir. Senza troppe pretese perché, spiega, «gli italiani di fede islamica sono 50mila ed è giusto che chi lo desidera possa votare un partito che difenda le esigenze della comunità musulmana, come è avvenuto in Spagna con la nascita del Prune (Partito del Rinascimento e Unione Spagna)». È la svolta, dopo un lungo periodo di oscillazione verso i partiti più immigrazionisti, che anticipa anche qualche esperimento pilota a livello locale già a partire dalle prossime regionali. In arrivo, rivela, ci sono «forme di aggregazioni che confluiranno in liste partitiche di ispirazione islamica», pronte a partire «già dalle prossime elezioni amministrative, in Lombardia e Piemonte». Circa i programmi di queste realtà, Elzir spiega che verteranno principalmente sulla richiesta di «luoghi di culto, scuole e luoghi di aggregazione dove si possa praticare la nostra religione». Nessun accenno al bene comuneoa interessi più generali: l’unico obiettivo appare autoreferenziale, se non esclusivamente la ricerca del finanziamento ai partiti. È fallita la strategia della lobby, che ha ottenuto finora l’unico risultato di relegare nella marginalità le associazioni islamiche. Si cambia, dando il via a un nuovo tentativo di istituzionalizzazione e di entrismo. Senza prevedibili prospettive di successo. Per i micropartiti non ci sono spazi nel sistema bipolare, ricordava ieri Angelo Panebianco sul Corriere della Sera, commentando la nascita di un partito islamico in Spagna. Il flop alle urne sembra garantito nel breve periodo, ma i musulmani sanno attendere. Una formazione dichiaratamente islamica sarebbe illegale perfino in Turchia, dove la costituzione non consente di fondare partiti su base religiosa. Se i loro vertici presentano ricorso contro lo scioglimento, finiscono per soccombere perfino davanti alla Corte europea dei diritti dell’Uo - mo di Strasburgo com’è già accaduto nel 2001. Eppure il modello di riferimento italiano non sembra in realtà molto diverso dall’Akp, il partito di governo turco salito al potere nel 2002 con una maschera di moderazione e scivolato poi, via via, lontano dall’Occidente e verso il mondo arabo. Del resto, ricorda Elzir, partiti islamici esistono già in democrazie liberali. Dunque, aggiunge, «gli italiani non devono averne paura, non sono assolutamente un pericolo per le democrazieparlamentari ». E, dove c’è stata la Democrazia cristiana, evidentemente, ci si può presentare senza troppe dissimulazioni . Soprattutto nell’an - tico bacino elettorale della Balena Bianca. All’esordio del nuovo soggetto politico, il portavoce dell’Ucoii ha già in mente dove andare a pescare voti. Convinto che la comunità musulmana in Italia sia prevalentemente moderata ovvero orientata verso il centro, dichiara che «gli estremisti sono frange assolutamente marginali e delimitate ed è per questo che anche politicamente ci riconosciamo nel centro. Non siamo quindi né di destra né di sinistra». Ci sono paesini in Veneto, in Lombardia e in giro per la penisola dove la popolazione immigrata di religione islamica tocca percentuali del 20 per cento e più. A Mazara del Vallo, nel Trapanese, si sono già ripresi la vecchia casbah e gli italiani non sono graditi. Ma alcuni degli abitanti dei ghetti islamici sono già riusciti a conquistarsi la cittadinanza. E gli obiettivi politici, che si sono rivelati irraggiungibili con la partecipazione alla Consulta islamica (poi congelata dal ministro dell’Interno Roberto Maroni), potrebbero rivelarsi più vicini grazie a un drappello sufficientemente nutrito di consiglieri comunali: «Se un luogo di culto viene creato dalle comunità in collaborazione con lo Stato - ricorda Elzir - questo sarà una garanzia per la comunità stessa e per il Paese che la ospita. Se ci sono luoghi in cui possono esplodere estremismi è proprio dove lo Stato è assente». Ufficialmente, però, l’Ucoii rimane dietro le quinte e precisa che non parteciperà né indirettamente né direttamente alla costituzione di liste islamiche.

(http://www.libero-news.it/articles/view/594909)


PERCHE’ PREOCCUPA L’ANNUNCIO SPAGNOLO

Se l’Islam diventa partito



La politica democratica è strutturalmente vincolata a un orizzonte di breve periodo. La natura del sistema democratico spinge gli uomini politici ad occuparsi solo dei problemi che agitano il presente. Le altre grane, quelle che già si intravedono ma che ci arriveranno addosso solo domani o dopodomani non possono essere prese in considerazione. A differenza di ciò che fa la migliore medicina, la politica democratica non si occupa di prevenzione. Se così non fosse, una notizia appena giunta dalla Spagna dovrebbe provocare grandi discussioni entro le classi politiche di tutti i Paesi europei, Italia inclusa. La notizia è che, come era prima o poi inevitabile che accadesse, c’è già su piazza un partito islamico che scalda i muscoli, che è pronto a presentarsi con le sue insegne nella competizione elettorale di un Paese europeo. Si tratta del Prune, un partito fondato da un noto intellettuale marocchino, da anni residente in Spagna, Mustafá Bakkach.
Ufficialmente, il suo intento programmatico è di ispirarsi all’islam per contribuire alla rigenerazione morale della Spagna. In realtà, cercherà di difendere e diffondere l’identità islamica. Avrà il suo battesimo elettorale nelle elezioni amministrative del 2011. Se otterrà un successo, come è possibile, solleverà un’onda (ce lo dicono i flussi migratori e la demografia) che attraverserà l’intera Europa. L’effetto imitativo sarà potente e partiti islamici si formeranno probabilmente in molti Paesi europei. A quel punto, la strada della auspicata «integrazione» di tanti musulmani che risiedono in Europa diventerà molto ripida e impervia. Perché? Perché la scelta del partito islamico è la scelta identitaria, la scelta della separazione, dell’auto- ghettizzazione. Si potrebbe anche dire, paradossalmente, che quando nasceranno i partiti islamici sarà possibile valutare davvero quale sia, per ciascun Paese europeo, il reale tasso di integrazione dei musulmani. Perché è evidente che il musulmano integrato (per fortuna, ce ne sono già moltissimi), quello che vive quietamente la sua fede e non ha rivendicazioni identitario-religiose da avanzare nei confronti della società europea in cui risiede e lavora, non voterà per il partito islamico. A votarlo però saranno comunque molti altri, sia per adesione spontanea (in nome di un senso di separatezza identitaria) sia a causa della pressione degli ambienti musulmani che frequentano.

Al pari del partito islamico spagnolo, si capisce, ogni futuro partito islamico europeo dichiarerà (e non ci sarà ragione di credere il contrario) di rifiutare la violenza. Non potrà infatti rischiare (pena il fallimento del progetto politico) vicinanze o contaminazioni con cellule terroriste più o meno attive o più o meno dormienti in Europa. Ma ciò non toglie che l’ideologia dei partiti islamici sarà comunque quella tradizionalista/ fondamentalista.

Sarà l’ideologia della cosiddetta Rinascita islamica, impregnata di valori antioccidentali e, alla luce del metro di giudizio europeo, illiberali. Si tratterà di forze illiberali che useranno la politica per strappare nuovi spazi, risorse e mezzi di indottrinamento e propaganda. Per questo, il loro ingresso nel mercato politico-elettorale europeo bloccherà o ritarderà a lungo l'integrazione di tanti musulmani. Che fare? La politica democratica non può facilmente difendersi da questa insidia. Però le possibilità di successo o di insuccesso dei partiti islamici nei vari Paesi europei dipenderanno da un insieme di condizioni.

Conteranno certamente anche le maggiori o minori chances che ciascun singolo musulmano avrà di ben inserirsi nel lavoro, e di poter accedere, per sé e per la propria famiglia, a condizioni di benessere (ma guai a credere che basti solo questo per annullare le spinte identitarie). Conteranno anche, e forse soprattutto, le caratteristiche istituzionali dei vari Paesi europei. Si difenderanno meglio, io credo, le democrazie dotate di sistemi elettorali maggioritari (che rendono difficile l’ingresso di nuovi partiti) rispetto a quelle che usano l’una o l’altra variante del sistema proporzionale.

La Gran Bretagna ha commesso errori colossali con la sua politica verso l’immigrazione musulmana. Il suo scriteriato «multiculturalismo» ha finito per consegnare all’Islam, e anche all’Islam più radicale, importanti porzioni del suo territorio urbano (al punto che oggi la Gran Bretagna deve persino fronteggiare il fenomeno dei numerosi cittadini britannici, di lingua inglese, che combattono in Afghanistan insieme ai loro correligionari talebani). Tuttavia, quegli errori sono forse ancora rimediabili. Il sistema maggioritario rende infatti molto difficile l’ingresso nel mercato politico britannico di un partito islamico. Diverso è il caso dei Paesi ove vige la proporzionale nell’una o nell'altra variante: l'ingresso è relativamente facile e la politica delle alleanze e delle coalizioni, tipicamente associata ai sistemi proporzionali, garantisce influenza e potere anche a piccoli partiti. Una circostanza che i futuri partiti islamici potranno sfruttare a proprio vantaggio. Da antico, e non pentito, sostenitore del sistema maggioritario penso che quella qui descritta rappresenti una ragione in più per adottarlo.

Angelo Panebianco
18 novembre 2009

(http://www.corriere.it/editoriali/09_novembre_18/panebianco_...html)


ISLAM: l’invasione islamica di Roma

CR n.1116 del 7/11/2009


Gli imam si preparano a conquistare Roma. L’avvertimento arriva da Parigi, dove si prepara l’invasione islamica dell’Italia e del Vaticano (“Libero”, 17 ottobre 2009).
Tra gli autori dell’appello si segnalano i migliori studiosi francofoni di arabistica e di storia del mondo musulmano, tra cui Joachim Véliocas, fondatore dell’Osservatorio dell’islamizzazione Sami A. Aldeeb Abu-Shalieh, René Marchand, Louis Cahgnon, storico e Johan Bourlard.

I fautori dell’appello, dopo essersi rivolti con una lettera aperta all’ambasciatore italiano a Parigi, Giovanni Caracciolo di Vietri, il 19 ottobre hanno scritto anche al ministro dell’Interno, Roberto Maroni, per comunicargli che l’Italia è «oggetto di minacce specifiche da parte di un’istituzione musulmana francese, l’Unione delle Organizzazioni islamiche di Francia (UOIF)», membro del Consiglio Francese del Culto Musulmano (CFCM). Dall’11 al 13 aprile scorso, a Bourget, vicino Parigi, si è svolto il 26° incontro dei musulmani in Francia.

Tarek Swaidan, predicatore televisivo kuwaitiano, ha parlato di Maometto come modello per l’umanità e della necessità di uccidere gli infedeli per emularlo. Ha molto insistito sulla profezia della conquista di Roma, così come era avvenuto nel 1453 per Costantinopoli e come riportato nell’Hadîth, parte costitutiva della cosiddetta Sunna, la seconda fonte della Legge islamica (sharia) dopo il Corano. Intervistato recentemente su tale questione, in un libro pubblicato dalla casa editrice Albin Michel, l’imam di Bordeaux, Tareq Oubrou, responsabile dell’UOIF, presente a Bourget al fianco di Suwaidan, per cercare di tranquillizzare l’opinione pubblica ha parlato di un episodio pacifico, di una «testimonianza», ma non ha negato la validità della profezia maomettana.

Gli autori dell’appello si rivolgono all’Italia innanzi tutto perché a loro avviso le autorità francesi sembrano non prestare attenzione a questo avvertimento e in secondo luogo per una questione di identità, poiché Roma «è una delle origini delle nostre radici, oltre a dare riparo al Vaticano, chiaramente preso di mira dai fondamentalisti islamici». Ancora più inquietante è il fatto che la maggioranza presidenziale attuale, tramite alcuni municipi gestiti dai suoi membri, ha facilitato l’acquisto di terreni per la costruzione di grandi moschee a Bordeaux, Mulhouse, Woippy e altre città.

La preoccupazione è alimentata anche dalle dichiarazioni di “pacifica” guerra santa dello sceicco Youssef al Qaradawi e dal discorso pronunciato l’11 aprile 2008 dal predicatore dei terroristi di Hamas, Yunis Al-Astal, che si rivolgeva ai fedeli con queste parole: «Allah vi ha scelti per Sé e per la Sua religione, perché serviate come motore per condurre questa Nazione alla fase della successione, della sicurezza e del consolidamento del potere e anche alle conquiste attraverso la da’wa e alle conquiste militari delle capitali del mondo intero. Molto presto, ad Allah piacendo, Roma sarà conquistata, così come fu conquistata Costantinopoli, come fu predetto dal nostro Profeta Maometto. Oggi Roma è la capitale dei cattolici, o la capitale dei crociati, che ha dichiarato la propria ostilità verso l’Islam e ha insediato i fratelli delle scimmie e dei maiali in Palestina per prevenire il risveglio dell’Islam – questa loro capitale sarà un avamposto per le conquiste islamiche, che si diffonderà attraverso l’Europa nella sua interezza e poi si rivolgerà alle due Americhe e anche all’Europa dell’Est».

(http://www.corrispondenzaromana.it/index.php?option...=1)
Scritto da: ratkomladic alle ore 00:46 | link | commenti (2) | categoria: storia, europa, islam, immigrazione, eurabia, cosmopolitismo, terzo mondo, multiculturalismo, moschee, mondialismo, razza bianca, crisi demografica, politica identitaria, terzomondismo, filo-islamismo, rivoluzione negroide, turchia usa ue, guerra razziale
giovedì, 19 novembre 2009
2030: gli stranieri la maggioranza
http://www.caffeeuropa.it/images/194/lega3.jpg

2030, l’anno del sorpasso
Più stranieri che Padani


di Gilberto Oneto


Nel luglio del 1999, poco più di 10 anni fa, sul bimestrale Quaderni Padani veniva pubblicato un saggio dal titolo significativo, «L’estinzione dei padani», in cui si facevano alcune proiezioni sull’andamento demografico dei cittadini italiani, di quelli residenti in Padania e degli stranieri sulla base dei dati allora disponibili e diffusi: 27 milioni di «padani», 30 di «italiani» e 2 di stranieri extracomunitari. Si ipotizzava con una certa preoccupazione che nel 2035 il numero degli stranieri avrebbe eguagliato quello degli abitanti della Padania e che nel 2075 i foresti sarebbero diventati la maggioranza assoluta degli abitanti della penisola. Lo scenario drammatico era delineato sulla base delle nuove entrate annuali e, soprattutto, sugli esuberanti tassi di natalità dei nuovi cittadini. Il solo dato non ipotizzabile riguardava il grado di «meticciamento» derivante dalle unioni miste. Considerando poi che più del 60% dei foresti si stabilisce in Padania, i cui abitanti «indigeni» hanno il tasso di prolificità più basso del mondo, si arrivava a delineare una ancora più inquietante situazione nella quale nelle regioni settentrionale gli autoctoni si ridurrebbero nel 2075 a meno del 10% della popolazione: sarebbero cioè virtualmente estinti.
Anche nello stesso mondo autonomista quel testo era allora stato considerato catastrofista e pertanto poco attendibile.
Oggi veniamo a sapere dalla Caritas Migrantes che a fine 2008 c’erano in Italia 4 milioni e mezzo di stranieri regolari. Questo significa che con gli irregolari si arriva tranquillamente a superare i 6 milioni. Analizzando il grafico che accompagnava lo studio dei Quaderni Padani si deduce che alla stessa data erano ipotizzati fra i 4 e i 5 milioni di stranieri complessivi e se ne ricava che le estrapolazioni di allora erano addirittura molto sottostimate e che le date indicate per i «sorpassi» possono essere molto più ravvicinate. E cioè che gli italiani e i padani assieme diventeranno minoranza ben prima del 2075, in una data in cui più di un terzo dei nostri lettori sarà ancora in vita.
Serve fare alcune considerazioni.
La prima è che la Caritas in questo Paese fa le funzioni del ministero degli Interni: dispone di dati che lo Stato non riesce ad avere. Ha canali preferenziali oppure è lo Stato che ha perso il controllo del proprio territorio?
Dal 2000 a oggi per più di metà del tempo abbiamo avuto governi di centrodestra che hanno sempre promesso di contenere l’invasione straniera. Nelle coalizioni c’è sempre stata anche la Lega che dice di essere contro l’immigrazione. Ciumbia! Chissà se non lo fosse...
Gli scenari che si prospettano sono da «day after», sono quelli di una società a brandelli fatta di tanti gruppi tribali in contrasto e concorrenza fra di loro, senza più alcun sicuro riferimento identitario.
Forse questo piace a Fini, a qualche prete o sindacalista, alle anime belle (e masochiste) dell’accoglienza a ogni costo e a quelli che da sempre odiano la nostra civiltà e aspirano alla parte di Sansone che crepa con tutti i Filistei.
Certo non piace alla stragrande maggioranza della gente normale, soprattutto in Padania, dove il «sorpasso» potrebbe avvenire già fra meno di 20 anni con conseguenze imprevedibili.
L’impressione è che si stia andando incontro a una tragedia con colpevole incoscienza.
Davvero dobbiamo accettare come ineluttabile la nostra scomparsa come civiltà, come cultura, addirittura come realtà etnica? Davvero una delle parti di mondo che ha contribuito in maniera determinante a costruire i livelli più alti di civiltà deve accettare di diventare un qualsiasi Paese del Terzo mondo senza reagire?
È il momento che i governanti di destra e leghisti mostrino più coraggio e senso di responsabilità, e anche di coerenza con le loro enunciazioni programmatiche.
Serve interrompere e invertire il flusso con un chiaro «piano di rientro»: innanzitutto si chiudano ermeticamente gli ingressi, poi si comincino a rispedire a casa i clandestini, quelli che delinquono, poi quelli che non lavorano, familiari compresi. È sicuro che si troveranno di fronte a reazioni scomposte e a piagnistei, centri sociali in piazza, scioperi e «santorate» varie. Sarebbe però sufficiente sottoporre il piano al giudizio popolare. Si veda cosa davvero pensa la gente. Diranno che è egoismo. No: è democrazia, soprattutto è sano istinto di sopravvivenza.

(http://www.ilgiornale.it/interni/2030_lanno_sorpasso_piu_stranieri_che_padani/...=1)


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Immigrati/ L'ira di Bossi: Devono andare a casa, non c'è lavoro

16:46 - POLITICA- 18 NOV 2009

Lega contrattacca riforma bipartisan cittadinanza e Confindustria


Roma, 18 nov. (Apcom) - "Noi restiamo della nostra idea: gli immigrati devono essere mandati a casa loro. Non c'è lavoro nemmeno per noi" . Umberto Bossi, parlando più da leader della Lega che da ministro delle Riforme, rispolvera lo spadone di Umberto da Giussano contro la forte presenza di immigrati in Italia, stroncando le iniziative parlamentari bipartisan dei settori finiani del Pdl insieme a Pd e Udc, a favore della nuova legge sulla cittadinanza degli immigrati. Questa mattina, guidati da Walter Veltroni con al fianco i finiani Pdl Flavia Perina e Fabio Granata, oltre cento parlamentari dei diversi schieramenti hanno formalizzato il deposito di una proposta di legge comune che prevede il riconoscimento del diritto di voto alle comunali ai "cittadini di uno Stato straniero non membro del'Unione europea" e agli "apolidi", purché risiedano in Italia da almeno 5 anni con regolare permesso di soggiorno. E riconosce anche il diritto di elettorato passivo ai cittadihni stranieri, che potranno candidarsi a consigliere comunale o di circoscrizione. Qui stiamo parlando di riforme delle regole della democrazia- ha sottolineato Veltroni - e il Parlamento dovrebbe funzionare così: per una volta hanno firmato la proposta di riforma tutti i partiti meno la Lega". E a sostegno della iniziativa i due promotori della nuova legge, il Pdl Granata e il Pd Sarubbi, hanno ottenuto da Fini di organizzare a Montecitorio un pomeriggio di dibattito-confronto con studenti e giovani di diverso orientamento politico. D'altra parte, sempre oggi e ancora a Montecitorio, a tutela di una legislazione migliore per gli immigrati si è levata nuovamente anche la voce di Confindustria: "serve una migliore accoglienza e una maggiore inclusione sociale", ha sottolineato in una audizione il Direttore Generale di Viale Astronomia Giampaolo Galli.

(http://www.apcom.net/newspolitica/20091118_164600_21a17a4_76598.html)


Ribadiamo: dopo la Bossi-fini e il reato di immigrazione clandestina, bisogna insistere su
- la moratoria di Maroni per il blocco dei flussi di nuovi lavoratori stranieri;
- l'espulsione dei clandestini per via amministrativa e senza passare per i tribunali come proposto da Bossi;
- la tassa per il soggiorno e altri disincentivi che siano indirizzati a permettere la demigrazione degli immigrati;
- il rimpatrio di criminali e carcerati;
- l'annullamento delle unioni miste di comodo;
- l'irrigidimento della cittadinanza (jus sanguinis, e percorsi iper-selettivi ispirati dagli stessi paesi di provenienza in nome della reciprocità);
- il divieto di vendere terreni, edifici, locali agli immigrati proposto da Ida Magli;
- l'adozione del sistema dell'immigrazione stagionale proposto da Carlo Panella solo in base alle reali esigenze indispensabili dell'economia;

La Lega deve portare avanti queste proposte senza esitazione finché non passino alla Camera e al Senato, dato che è votata principalmente per la sua opposizione all'immigrazionismo oltre che per la promozione del federalismo.
Non possiamo farci intimorire dai finiani che non hanno nessuna legittimità popolare.
Solo la Lega Nord porta avanti da sempre quelle istanze, ed è già riuscita a gettarne le basi con la legge Bossi sull'immigrazione solo a contratto di lavoro e il decreto sicurezza col reato di clandestinità, moratoria Maroni stoppa flussi e ddl per la tassa di soggiorno e contro le unioni di comodo non sono passati.
Bisogna insistere.
Finché non venga stabilita la filosofia Bossiana per regolare l'immigrazione esposta sin dal 2001 al Polo:
La proposta di Bossi: immigrati solo a tempo
Immigrati, Bossi a Fini: «Sì a diritti, ma a casa loro»
La legge Bossi-Fini va implementata in questa direzione, la Bossi-Fini ha già fatto ordine nell'immigrazione in base al contratto di lavoro e quindi alle esigenze del mercato, ovvero non può più immigrare sul nostro territorio chiunque. Solo che la legge Bossi-Fini causa le responsabilità democristiane e di Alleanza Nazionale è stata prima azzoppata con la folle regolarizzazione di 700.000 clandestini e poi non applicata (per la parte relativa alle espulsioni) dalla magistratura. Le nostre città oggi assomigliano sempre meno a realtà europee e sempre più a periferie del Terzo mondo dove personaggi di ogni tipo la fanno da padrone proprio per questo motivo. Il più delle volte la legge Bossi-Fini è disapplicata!
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martedì, 17 novembre 2009
Russia e Italia esaltano le comuni radici Cristiane
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D’Amico (Lega Nord): contro islam e Cina fronte comune


Una delegazione italiana formata dai parlamentari D’Amico (Lega Nord) e Lupi (Popolo della Libertà) ha firmato con i colleghi Russi un bellissimo documento nel quale si afferma l’amicizia tra il nostro Paese e quello di Putin, con tanto di affermazione della radici Cristiane come base dell’Europa e una perfetta convergenza sul tema del federalismo, sulla necessità di fermare l’immigrazione e affrontare insieme le grandi sfide culturali, identitarie ed economiche che arrivano dal lontano e medio Oriente.

Da "La Padania" dell’11-11-2009:

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http://img40.imageshack.us/img40/8486/europeof.jpg
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domenica, 15 novembre 2009
Gentilini: "Il mio comizio vietato sul burqa e sulle croci"
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Il mio comizio vietato sul burqa e sulle croci

di Giancarlo Gentilini*


Lo sapete perché mi hanno condannato a non fare comizi? Perché tutto quello che avevo detto negli anni passati era la pura verità, purtroppo confermata dalla cronaca e dai provvedimenti politici adottati a livello nazionale.
Volete un esempio? Semplice, la legge ispirata dal ministro Maroni sui clandestini. Dunque, facevano tanto rumore, mostravano scandalo perché io invitavo a rispedire a casa loro i delinquenti, perché chiedevo la blindatura delle frontiere nei confronti degli indesiderati. Bene, e per questo forse sarei razzista? Non mi pare, visto che a distanza di pochi anni questa Repubblica ha una legge che, di fatto, introduce il reato di clandestinità.
Eccolo qua il razzista. Chiamatemi piuttosto lungimirante. Vi ricordate quando vietavo il burqa? Anche lì, un pandemonio. Io sarei stato quello che discriminava gli stranieri, che adottava provvedimenti degni di Hitler. Meno male che non mi hanno mai paragonato a Stalin. Sciocchezze, tremende sciocchezze. Io ho fatto il sindaco e so come si governa una città nell’interesse dei cittadini che ci abitano, stranieri compresi. Sì, stranieri compresi, perché se andate a chiedere agli immigrati che vivono e lavorano regolarmente a Treviso vi diranno che ci stanno a meraviglia. E che quello che viene passato per un tiranno ha solo ed esclusivamente chiesto, e ottenuto, che chi arrivava da fuori rispettasse le leggi e le tradizioni di questo territorio.
Io i comizi, in ogni caso, li tengo come e dove voglio. Anche perché ho presentato ricorso contro il provvedimento di una magistratura che tende sempre al rosso. Questa è la loro risposta democratica, chiudere la bocca a chi esprime concetti condivisi da tutti. Chiedetelo ai trevigiani, chiedete quanti di loro sono favorevoli alle donne che girano mascherate col burqa. Ma per favore, io ho scritto al Presidente della Repubblica perché venga dato un riconoscimento ufficiale all’usciere del museo di Ca’ Rezzonico che ha impedito l’ingresso a un essere totalmente coperto da un velo inaccettabile. Basta questo per dire che sono razzista? Se bastasse, allora non dovrei essere certo l’unico a cui togliere la parola.
No, non passeranno queste tesi fino a quando nel Veneto ci saranno persone che non mollano. Dico, vi siete mai chiesti come mai la Lega continua a guadagnare voti? Provate a fare un fischio a quei burocrati che stanno all’Unione europea e che hanno il tempo di riempire cartacce di oscenità. Sì, perché non è un’oscenità il divieto di crocifisso emesso nei confronti della nostra storia? Allora, noi dovremmo destinare soldi pubblici per aiutare gli islamici a costruire le loro moschee e nel contempo togliere i crocifissi dalle nostre scuole, dai nostri municipi, dalle nostre istituzioni. Fosse per certi preti nostrani, del resto, dovremmo togliere il crocifisso pure dalle nostre chiese, visto che qualcuno ha pensato bene di dare ai musulmani dei locali cristiani perché li potessero trasformare in moschee. Bravi, davvero, questi preti rosa, rosati, rossi, fate voi, che si lasciano sfilare il crocifisso in virtù di una resa spacciata per tolleranza.
Nossignori, sul crocifisso non si passa. È la nostra cultura, la nostra storia, la nostra tradizione, vogliamo buttare tutto nel cesso? Vogliamo lasciar fare ai burocrati di Bruxelles? Un popolo che molla sulla sua storia è un popolo che non ha futuro. E non mi vengano a dire che sono razzista perché parlo male delle moschee, perché mi oppongo alla costruzione di questi presunti luoghi di culto. Dietro il paravento del Corano, nelle moschee si ritrovano anche i terroristi. Avete visto quel che è successo a Milano? Dico, a Milano, mica in Afghanistan o in Pakistan, a Milano, grande città del nord Italia: un tipo che frequenta la moschea ha rischiato di compiere una strage. Ci sono segnali che personaggi del genere siano in costante aumento nel nostro Paese.
Di fronte a questi fatti, non posso neanche prendere in considerazione l’ipotesi di autorizzare la costruzione di una moschea. Pensate: l’Europa ci chiede di togliere il crocifisso perché potremmo mancare di rispetto agli islamici e in più noi dovremmo metterci a costruire moschee per permettere loro di sentirsi a casa.
È una vergogna. E poi dicono che io sono razzista. Magari perché non tollero che nei campi nomadi ai bambini venga insegnata l’arte del furto, dopo mille maltrattamenti. A Treviso la Lega ha sempre ottenuto un mare di voti perché il popolo la pensa esattamente come me. Perché io difenderò fino alla morte il crocifisso sulla parete della scuola, anche se non condivido affatto uno dei precetti cristiani che mi insegnavano al catechismo: se ti danno una sberla, tu porgi l’altra guancia. Mi dispiace, io sono fiero di sapere che la mia cultura ha il crocifisso nelle sue radici, ma io l’altra guancia non la porgo. Io, a questi qui che continuano a fare i delinquenti a casa mia, rifilo un cazzotto. Anzi, due, così imparano a comportarsi bene, a rispettare le città che li hanno accolti.
Questi qui sono i motivi per cui un magistrato mi ha condannato, in primo grado, a tener chiusa la bocca in pubblico. E questi qui sono anche i motivi per cui la Lega nord continua ad aumentare il consenso. Per avere il coraggio di dire e fare quello che la maggior parte del popolo pensa.
A furia di tollerare i clandestini, a furia di tollerare le moschee frequentate da terroristi, a furia di tollerare gente che gira coperta per le strade, finisce che siamo noi gli stranieri a casa nostra. Nessuna sentenza mi può impedire di denunciare questa deriva. E col prossimo governatore leghista, state pur certi che il Veneto a questa deriva non si rassegnerà mai.

*pro sindaco di Treviso


(http://www.ilgiornale.it/interni/gentilini_il_mio_comizio_vietato_burqa_e_croci/...=1)
Scritto da: ratkomladic alle ore 23:30 | link | commenti | categoria: europa, islam, immigrazione, eurabia, cosmopolitismo, lega nord, terzo mondo, multiculturalismo, moschee, razza bianca, crisi demografica, politica identitaria, terzomondismo, filo-islamismo, fascismo arcobaleno, guerra civile etnica, rivoluzione negroide, guerra razziale
La Turchia riempie di immigrati Cipro Nord per conquistare demograficamente l’isola
http://www.worldwide-tax.com/cyprus/images/cyprusflag.gif

Immigrati, ministro Cipro: Italia prema su Turchia per accordo


Stiffoni (Lega Nord): «dalla parte nord c’è un’importazione di coloni e un’invasione demografica»

http://www.faqs.org/photo-dict/photofiles/list/1426/1938Turkish_flag.jpg

Nicosia, 13 nov (Velino) - “Chiediamo all’Italia di fare pressioni sulla Turchia perché raggiunga con noi un accordo sull’immigrazione”. Lo ha detto il ministro degli Interni cipriota, Neoklis Sylikiotis in un incontro con la delegazione del comitato Shengen Europol immigrazione, avvenuto oggi a Nicosia. “Ho incontrato il commissario Barrot e gli ho spiegato che i confini est dell’Ue sono i confini di Cipro, per cui dovrebbero essere meglio vigilati. Non possiamo rimpatriare immigrati clandestini, di cui circa il 40 per cento sono turchi, perché non ci sono accordi – ha aggiunto il ministro -. Noi vogliamo farli con Ankara e con la Libia, ma serve l’aiuto dell’Italia. Quello che a noi interessa sono tre temi – ha concluso Sylikiotis -: la firma degli accordi, il rafforzamento di Frontex per il controllo delle frontiere, e una distribuzione equa di questo problema tra tutti i membri dell’Ue”.

“L’Italia – ha ricordato il presidente del comitato Shengen, Margherita Boniver - ha fatto accordi bilaterali con 34 Paesi per la riammissione degli immigrati clandestini. Quello che manca, ma che invece dovrà arrivare quanto prima, è un accordo globale in ambito Ue. Frontex – ha sottolineato in particolare - sta migliorando nel suo funzionamento, perché alla sua apertura aveva un budget di 5 milioni di euro, oggi è di 85 e si potrà fare ancora meglio. Boniver ha quindi esortato i Paesi della sponda sud a una maggiore concertazione sul tema dell’immigrazione e rivolto un appello alla riunificazione di Cipro.

Su questo tema, il senatore leghista Piergiorgio Stiffoni, membro del comitato, si è però detto “poco ottimista”. “Ho percepito dai colleghi ciprioti un forte e drammatico appello per la loro sopravvivenza – ha riferito l’esponente del Carroccio -, mi hanno fatto vedere che dalla parte nord c’è un’importazione di coloni e un’invasione demografica, segno che la Turchia non rispetta le regole Ue. Ieri sera, ho visto sulle colline sopra Nicosia un’enorme bandiera turca illuminata, è una testimonianza della volontà politica di Ankara di non demordere dall’occupazione di Cipro. Questo dimostra che non è possibile un cambio di atteggiamento fondamentale per la riunificazione”.

(http://www.ilvelino.it/articolo.php?Id=995608)
Scritto da: ratkomladic alle ore 23:25 | link | commenti | categoria: medio oriente, europa, islam, immigrazione, eurabia, lega nord, terzo mondo, multiculturalismo, moschee, crisi demografica, politica identitaria, terzomondismo, filo-islamismo, guerra civile etnica, turchia usa ue, guerra razziale
giovedì, 12 novembre 2009
La Moschea di Notre Dame
http://www.osteriapadana.net/image.php?Id=80

Il  romanzo  di  Elena  Chudinova  che  fa  paura  all'editoria  politicamente  corretta

Giuseppe Reguzzoni
Osteria Padana


Parigi,  anno  2048. A poca distanza dalla moschea Al-Frankoni, un  tempo  nota come cattedrale di Notre Dame, Eugène Olivier, rampollo di una famiglia parigina di tradizione atea e razionalista, assiste alla lapidazione di un vignaiolo scoperto a produrre clandestinamente del vino. Una piccola folla inferocita urla: Morte al kafir, Insch’Allah!, Bismillah!, nel nome di Allah ... Quando le pietre cessano di cadere,  sull’asfalto insanguinato, tra le cinque dita contorte nello spasimo del dolore, resta il segno di una croce tracciata col proprio sangue dallo sconosciuto vignaiolo.

Inizia così il grandioso romanzo di Elena Chudinova, “La moschea Notre Dame di Parigi. Anno 2048”, ormai un best seller in Russia dalla sua prima pubblicazione nel 2005 e che, da poco, ha trovato dopo un troppo lungo periodo di censura un piccolo, ma coraggioso editore in lingua francese. Stupisce, ma solo fino a un certo punto, tanta renitenza e vigliaccheria da parte di un  panorama editoriale occidentale, così pronto a pubblicare senza remore od esitazioni opere colme di falsità e di menzogne nei confronti della nostra storia culturale e della nostra tradizione religiosa. È la dittatura del politicamente corretto che diventa anche dittatura dello scaffale. D’altra parte c’è ancora il ricordo di Theo Van Gogh, con la sua tragica fine, a ricordarci che dell’Islam non ci è concesso parlare se non in termini più che dialoganti ... Difatti, al momento, il romanzo di Elena Chudinova non ha ancora trovato un editore italiano, malgrado una recensione alla prima edizione russa apparsa sul Corriere nel 2005 a cura dello slavista Vittorio Strada, cui si deve, in Italia, il lancio di grandi capolavori della letteratura russa contemporanea. Leggendo questo piacevolissimo romanzo, si capisce subito il perché. La penna della Chudinova, già nota in Russia come scrittrice per l’infanzia, non sferza tanto la forza dell’Islam, quanto la debolezza e il pavore dell’Occidente, che ha abdicato alla propria identità e ha reso possibile la propria schiavitù.

Quando inizia l’azione del romanzo, tutta l’Europa occidentale è ormai da anni sotto la sharia, la legge islamica. L’Unione Europea è divenuta l’Unione Islamica Europea, mentre solo la Russia e la Polonia sono rimaste cristiane e hanno realizzato un’alleanza difensiva, politica e militare,  per impedire l’invasione islamica delle loro terre. Sono passati vent’anni da quando Roma è divenuta una città del Dar al Islam, la casa dell’Islam, dopo che l’elezione di un papa progressista ha portato alla dichiarazione di autoscioglimento della Chiesa cattolica in nome del dialogo e dell’apertura religiosa. Cattedrali, basiliche ed edifici religiosi sono trasformati in moschee.
Le statue dei santi e della Santa Vergine sono abbattute. Le vetrate infrante.
I grandi capolavori dell’arte occidentale, sacra e profana, gettati nelle fiamme in ossequio al divieto coranico delle immagini. Sono il tradimento e l’apostasia di cui parlano le profezie inascoltate; sono il gregge, abbandonato dai suoi pastori. Malgrado ciò, tuttavia, la Chiesa cattolica non è morta, e neppure il Papato. Consumatosi sino in fondo il tradimento degli uomini di Chiesa, lo Spirito Santo, che ha fondato la Chiesa, non la abbandona.  Immediatamente dopo la grande apostasia di Roma, un conclave radunatosi nel convento dei Domenicani di Cracovia elegge un nuovo Pontefice e reintroduce l’antico rito tridentino, condannando il falso ecumenismo e un dialogo interreligioso che si è risolto in cedimento e negazione della fede. Quel che resta della Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa russa trovano così la via di una profonda unità interiore.

La Polonia, a sua volta, esce dall’Unione Europea e vieta l’immigrazione dai paesi islamici, salvandosi così dall’atroce destino del resto d’Europa, dove un colpo di stato wahabita (la corrente islamica dominante in Arabia Saudita) ha cancellato le libertà democratiche e i cosiddetti diritti umani. Piccoli nuclei di fedeli cristiani e di resistenti sopravvivono però in tutta l’Europa occidentale. Sono le comunità dei fedeli tradizionalisti, lefévbriani e non, ormai raccolti intorno alla medesima fede, finalmente riconosciuta come tale, in strutture clandestine e perseguitate. Ma sono anche pochi coraggiosi individui, provenienti dalla tradizione laica e razionalista, come appunto Eugène Olivier, e sino in fondo sinceri con se stessi. Anche la cultura laica, a sua volta figlia della tradizione cristiana, ha subito il suo tradimento. Il laicismo e il relativismo si sono sbriciolati di fronte alla forza dell’Islam, divenendo lo strumento per la sua affermazione politica, e sono ormai cose passate, come la libertà femminile di vestirsi come si vuole, senza rischiare la lapidazione. 
Restano, appunto, solo pochissimi individui, coraggiosi ma isolati, come il protagonista, e costretti a mascherare le loro reali convinzioni. Eugène, però, sa ancora stupirsi di quel segno di croce tracciato col sangue sull’asfalto delle strade di Parigi, o del nome ancora cristiano di una giovane donna, Jeanne, intervenuta a offrigli rifugio dopo una di queste azioni di resistenza armata. Da questo stupore e da questo incontro tutto ha inizio. Poi, c’è anche il mistero del monte Athos, cuore carismatico del Cristianesimo ortodosso, che resiste a ogni tentativo di occupazione da parte dell’esercito dell’Unione Islamica Europea: gli aerei inviati a bombardare misteriosamente precipitano, le truppe accampate alle sue pendici muoiono nel sonno, ogni tentativo, anche il più tecnologicamente elaborato di far fuori la repubblica dei monaci fallisce misteriosamente. Nessuno, ovviamente, ne sa qualcosa, perché la stampa e i media sono completamente sotto controllo e non riportano alcuna notizia. Tutto questo, però, è solo lo sfondo, di una meravigliosa storia d’amore e di avventura, ma anche di verità cercata e difesa nella propria carne e nel proprio cuore. Un piccolissimo gruppo di fedeli, guidato da un coraggioso sacerdote dal nome emblematico, Lotario, decide infatti un’impresa ritenuta impossibile: riconsacrare anche solo per poche ore la Cattedrale di Notre Dame, facendola poi esplodere per sottrarla per sempre all’Islam ... Come un nuovo Sansone nel tempio dei Filistei, come un nuovo, piccolo, esercito vandeano, sorretto dalla certezza che il sacrificio è già vittoria.

Ci hanno mostrato rane crocifisse ed esposte nelle chiese come capolavori, ci hanno spacciato rappresentazione blasfeme della Santa Vergine Maria per grandiose opere d’arte, hanno insultato e offeso per decenni la nostra fede in nome della libertà di espressione, troppo spesso con la benedizione “dialogante” di monsignori e arcivescovi. E ora sono passati alla censura, senza però fare i conti con i resistenti di oggi, che non hanno nessuna intenzione di finire nelle catacombe e vogliono aprire gli occhi, a se stessi e al mondo, già da ora. Senza aspettare il 2048. Grazie a Elena Chudinova, che non per nulla qualcuno ha già cominciato a definire “la Fallaci russa”. Grazie a chi ha sinora avuto il coraggio di pubblicarla in Russia e in Francia. E a chi, forse, vorrà farlo anche in questo povero paese.

Questa recensione è già apparsa sul quotidiano La Padania del 20 ottobre 2009

(http://www.osteriapadana.net/articoli.php?view=78)
Scritto da: ratkomladic alle ore 16:36 | link | commenti | categoria: medio oriente, europa, islam, immigrazione, eurabia, oriana fallaci, cosmopolitismo, terzo mondo, multiculturalismo, moschee, mondialismo, crisi demografica, politica identitaria, terzomondismo, filo-islamismo, guerra civile etnica, russia e dintorni, guerra razziale
mercoledì, 11 novembre 2009
La società multietnica tra luci ed ombre
azerwarmap.jpg image by galikgalik


La società multietnica tra luci ed ombre


di Maurizio De Santis


Proprio questi giorni, ho avuto modo di apprezzare il libro di Peter Brimelow, “Alien Nation” (scaricabile, in lingua francese, in formato PDF), dal quale si desumono indicazioni quantomeno preoccupanti sul destino delle società “multiculturali”.
Sin dalle prime pagine, Brimelow elenca un’impressionante processione di paesi multiculturali (ed invariabilmente, multietnici) che, in anni anche recentissimi, si sono letteralmente disintegrati sotto il peso di conflitti interni.
La storia recita che le società fortemente multiculturali hanno retto fin quando gli Stati che le ospitavano erano politicamente “solidi”. Al minimo flettere della stabilità politica, sono sempre stati disastri.
Esempi concreti?
Tantissimi, pur restando vicini casa nostra.
- Magari iniziando con quella Cecoslovacchia, fondata nel 1918, che nel 1993 si divise, a mezzo referendum, in due Stati. Secondo le componenti etniche ceche e slovacche, s’intende. Proseguendo con il Belgio, da oltre un anno sul baratro della secessione interna tra Valloni e Fiamminghi. O, restando nell’opulento e civile Occidente, con il Canada, sempre ad un passo dalla secessione del Quebéq francofono dalla comunità anglofona.
- Qui già finiscono le diatribe “a costo zero”. Ed iniziano i dolori. Basti pensare a Cipro, indipendente dal 1960, brutalmente aggredito dai militari di Ankara nel 1974 (con il tacito placet di una NATO, bisognosa del “cane da guardia anti-sovietico” turco), poi spartito su criteri strettamente etnico-religiosi (greco-ortodossi e turco-musulmani)
- Quella Turchia riuscita a sopravvivere al disfacimento del proprio impero, aggrappandosi ad un’identità nazionale monoculturale. Raggiunta eliminando tutte le minoranze religiose ed etniche (con l’eccezione curda, ben ferma sotto lo stivale dei militari ).
Stessi strumenti “persuasivi” utilizzati dalla Cina, con la minoranza musulmana Uiguri.
- Il Libano, creato a tavolino nel 1920 (quand’era a stragrande maggioranza arabo-cristiana), ha subito una progressiva destabilizzazione, causa la rapidissima crescita della popolazione musulmana. Guerra civile nei primi anni settanta, capitolazione delle falangi cristiane, protettorato siriano e, oggi come oggi, ricatto delle milizie sciite, Stato nello Stato.
- La Jugoslavia, fondata nel 1918. Letteralmente “esplosa” nel 1991 in millanta staterelli, ritagliati intorno ad altrettante entità etnico-religiose. Un processo che, ad onor del vero, è tutt’altro che finito.
- Con l’Albania fortemente orientata a coagulare attorno a sé la maggior parte dei territori a maggioranza etnica albanese. Quelle di Macedonia e Montenegro, dopo il successo kosovaro.
- Fino ad arrivare all’esempio principe: l’Unione Sovietica, nata nel 1922, anch’essa smembrata nel fatidico 1991. Sempre con motivazioni squisitamente etniche.
Tacendo, per pietà, delle meraviglie multiculturali prodottesi in Ruanda, Nigeria, Egitto, India, Pakistan, Sudan, Sri Lanka, ecc.
Chi ci governa oggi, appare bravissimo nel dipingere la società multiculturale (e multietnica) franco spese….. D’altronde, non era proprio Machiavelli a sostenere che “governare è far credere”?

(http://www.giustiziagiusta.info/index.php?option...=1)
Scritto da: ratkomladic alle ore 16:40 | link | commenti (1) | categoria: stati uniti, medio oriente, europa, islam, immigrazione, eurabia, cosmopolitismo, terzo mondo, multiculturalismo, moschee, mondialismo, crisi demografica, politica identitaria, terzomondismo, filo-islamismo, guerra civile etnica, turchia usa ue, russia e dintorni, guerra razziale
“Simbiosi” multiculturale con il Marocco, verso l’accorpamento della Spagna scristianizzata: nasce partito islamico
http://external.cache.el-mundo.net/albumes/2006/06/10/concentracion_avt/13f0400971558989877a7ac898df0a15_extras_albumes_0.jpg

La "dorsale marocchina" va dalle Canarie ai Paesi Bassi: cittadini marocchini e partiti islamici

Spagna, nasce il partito dell’islam

Gian Antonio Orighi

La Stampa
11 novembre 2009

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Spagna sempre più islamicamente corretta. Dopo la più grande moschea d’Europa (inaugurata nel 1992 a Madrid dal re Juan Carlos), e l’ora di religione musulmana (facoltativa) dal 2005 in 4 delle 17 regioni, ora è nato il primo partito politico maomettano su scala nazionale, il Prune (Partido Renacimiento y Unión de España). La sua ideologia si fonda sui principi del Corano. I suoi obbiettivi sono chiarissimi: presentarsi alle amministrative del 2011 e fare il pieno di voti.
Il bacino elettorale potenziale è notevole: i fedeli di Allah, nell’unica nazione d’Europa che è stata quasi 8 secoli (dal 711 al 1492) sotto occupazione araba, sono 1,3 milioni su una popolazione di 43 milioni; 500 mila sono spagnoli. In realtà, di partiti musulmani ce ne sono già due, nelle colonie spagnole sulla costa marocchina, Melilla e Ceuta, in cui la metà degli abitanti sono fedeli del Corano (Coalición por Melilla ha ottenuto il 21,7% dell’elettorato nelle ultime comunali). Ma è la prima volta, in un Paese ove il terrorismo islamico di Al Qaeda ha causato finora la più grave strage d’Europa (191 morti alle stazioni ferroviarie di Madrid l’11 marzo 2004), che i maomettani aspirano a entrare nell’arena della competizione nazionale.
Il fondatore del Prune, presentato a Granada, l’ultima città musulmana a cadere nella Reconquista del re cattolici, è un notissimo giornalista e professore universitario marocchino, Mustafá Bakkach, docente di arabo nella città andalusa, da 15 anni residente in Spagna. Il leader islamico ha cercato di mettere le mani avanti, in una Spagna che ha arrestato 373 jihadisti dalla mattanza di Madrid, ricordando che «il Prune accetta la Costituzione, condanna il terrorismo ed è aperto a tutti gli emarginati, come gli immigranti».
Il partito di Allah dichiara apertamente di avere vocazione nazionale e che «terrà conto dell’Islam nel suo agire politico, considerandolo come fattore determinante nella rigenerazione morale ed etica della società spagnola». Dopo aver inaugurato una sede a Granada e nelle settentrionali Asturie, la novella forza politica conta di estendersi nelle zone dove i musulmani (sono ottocento le moschee su tutto il territorio nazionale) sono molto radicati: Madrid, Valencia, la Catalogna.
Bakkach sa che il suo potenziale elettorato è composto in maggioranza da connazionali (700 mila, i più religiosi d’Europa, secondo uno studio commissionato da Mohamed VI al Consiglio delle comunità marocchine all’estero) che non possono votare. Ma solo per ora. Il giornale cattolico «Abc» ricorda che il premier socialista Zapatero sta trattando per conseguire un patto di reciprocità col Marocco che permetterebbe ai cittadini dei due Paesi di votare alle comunali. Se il trattato va in porto, l’Islam potrebbe far volare il Prune: la terza forza politica, il cartello comunista Sinistra unita, ha 962 mila voti.


(http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=6&sez=120&id=31991)


http://inversores.es/wp-content/uploads/2009/03/espana-marruecos.jpg

Spagna. Ad amministrative debutto primo partito musulmano

Sono le elezioni amministrative in programma per il 2011 il primo obiettivo del Partito Rinascimento e Unione di Spagna (Prune), il primo partito islamico della monarchia iberica. Fondato da Mustaf Barrach, noto giornalista marocchino e professore di arabo a Granada, il partito, secondo il quotidiano conservatore ABC, mira a raccogliere non solo i voti dei quasi 1.300.000 musulmani residenti in Spagna, ma anche quelli degli immigrati, che complessivamente rappresentano il 10 per cento della popolazione spagnola.

A prescindere dalle immediate ambizioni locali per il voto del 2011, il Prune si propone con una vocazione nazionale e considera l'Islam come base della sua attività politica, in quanto fattore determinante per la rinascita morale ed etica della società spagnola. Altro principio cardine, per tenere a bada le critiche dei più scettici, è il suo rispetto per la Costituzione e il rifiuto del terrorismo.

La formazione ha la sua sede principale a Granada, ma ne ha inaugurata una nuova nelle Asturie, nel nord-ovest della Spagna. Andalusia, Madrid, Catalogna, Estremadura, Valenzia e Murcia sono le comunità dove spera di radicarsi, vista la maggiore presenza di immigrati musulmani, ma anche di spagnoli convertiti all'Islam. Il Prune non aspira realisticamente alla conquista di Comuni, ma ad ottenere una discreta rappresentanza di consiglieri. Secondo ABC, l'establishment politico spagnolo non nasconde una certa preoccupazione, visto il crescente numero di musulmani residenti nel paese.

(http://www.loccidentale.it/...debutto+primo+partito+musulmano...478)


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Spagna. Diventa festiva una celebrazione musulmana

Per la prima volta in una città spagnola una festa musulmana sarà inserita nel calendario dei giorni festivi. Lo annuncia El País, sottolineando che sarà la prima volta dai tempi della «Reconquista» del 1492 che una festa non cattolica sarà considerata giorno di vacanza. La ricorrenza musulmana sdoganata è l’Aid el-Kebir, che commemora il sacrificio di Abramo, e la città in questione è Melilla, enclave spagnola situata nel nord del Marocco, dove poco più della metà dei residenti è di fede islamica.
L’Aid el-Kebir sarà inserito nel calendario dei giorni festivi del 2010 e si aggiunge alle nove celebrazioni della città, tutte cattoliche.

(segnideitempi.biz/segni-dei-tempi/spagna-diventa-festiva-una-celebrazione-musulmana/)


Le autorità marocchine come il turco Erdogan: immigrati, non assimilate la cultura degli europei!



Dopo le dichiarazioni del premier turco Erdogan, arrivano analoghe dichiarazioni da parte del Governo marocchino. Le autorità del Marocco, infatti, avrebbero addirittura varato una nuova politica nei confronti degli immigrati marocchini all'estero (soprattutto in Europa), circa un decimo della popolazione complessiva del Paese, tanto da volerli considerare come una "nuova provincia del Marocco"!

Il piano è impedire l'assimilazione degli immigrati in Europa, affinchè conservino le loro abitudini culturali, così come conservino il più possibile i loro legami con la madrepatria (compresi... gli invii di denaro ai parenti...).

Nell'articolo che seguirà, troverete le reazioni di alcuni politici olandesi. Ma, come dire, tali reazioni sono solo chiacchiere. Finchè i numeri dell'immigrazione saranno così ampi, così come finchè le politiche immigratorie saranno le attuali, c'è poco da starnazzare.

Per inciso, anche qualche marocchino in Olanda si dice preoccupato dell'iniziativa, ma in parte solo perchè molti di essi sono di cultura berbera e non araba. La domanda, infatti, è quale tipo di cultura marocchina vuole difendere il Marocco?

  • Dall'articolo "Morocco wants to reinforce ties with migrants" (Michel Hoebink, Radio Netherlands Worldwide, 15 febbraio 2008):

Moroccan Minister for Moroccan Communities Abroad Mohammed Ameur [foto sopra, ndr] says that Moroccan migrants in Europe need to work harder to preserve their language and culture. But his statement has rubbed Dutch politicians the wrong way.

It's beginning to take on the appearance of a trend. While European immigration ministers emphasise the need for migrants to integrate - and preferably even assimilate - politicians from their countries of origin underline the need for migrants to preserve their cultural identity. Last week, Turkish Prime Minister Recep Erdoğan sparked an outcry when he said that assimilation was no less than a crime against humanity. The Moroccan minister appears to have taken a page from his book.

Classes
In the French language magazine Aujourd'hui le Maroc, Minister Ameur recently revealed Morocco's new migrants policy. "The Moroccan community abroad", he argued, should be regarded as our country's 17th province." The spearhead of the new policy is to ensure that more children of Moroccan descent take classes in Moroccan culture and in Arabic.

The minister said that the number of children following such classes should over the next few years double from 60,000 to 150,000. The government will also earmark funds to enable young people to travel to Morocco so they can reinforce their bonds with their country of origin.


Irritation
Minister Ameur's statements have caused considerable irritation among Dutch politicians. Conservative MP Henk Kamp says the Moroccan policy is diametrically opposed to Dutch government attempts to further the integration of Moroccans in Dutch society.

Labour MP Khadija Arib, herself of Moroccan descent, argues that: "Moroccans in the Netherlands should focus on their lives here, so they can get ahead". She calls the Moroccan minister's policy old-fashioned. Ms Arib argues that the Moroccan government should understand that the new generations have less of a strong tie with Morocco. 

Berber language
In addition to sparking widespread irritation about the Moroccan government's interference, the plans have raised serious concerns among many Moroccan migrants. Said bin Azouz from the Voice of Democratic Moroccans in the Netherlands says that "In principle, there is nothing wrong with preserving your own language and culture, but the question is which culture"?

Mr Bin Azouz argues that an open democratic Moroccan culture is not at odds with integration, but the traditional, static culture that the Moroccan government is promoting, is. Also, the Moroccan government seems to have forgotten that 80 percent of Moroccans in the Netherlands speak one of the Berber languages. To them Arabic is a second language, just like Dutch is.

Money
Attempts by the Moroccan government to retain its hold over its migrant communities are nothing new, and have repeatedly led to irritation. The Moroccan government refuses to allow its migrants to give up their Moroccan nationality and tries to force migrants to choose the names for their children from an officially approved list. A recently created Advisory Board to the Moroccan Community Abroad is also being regarded with suspicion.

There is a reason why the Moroccan government wants to retain strong ties with its migrant communities. There are more than three million Moroccans in Europe, more than 10 percent of the total Moroccan population. In addition to tourism and phosphate mining, the money sent home by these migrants is the country's main source of foreign exchange.


(http://euro-holocaust.splinder.com/post/15974689/Dedicato+ai+pro-integrazione)


Spagna, dopo più di 500 anni dalla fine della Reconquista il Marocco incalza
Così l’islam torna in Spagna
Un imperialismo culturale “sfuggito” alle sinistre
Scritto da: ratkomladic alle ore 16:21 | link | commenti (1) | categoria: storia, medio oriente, europa, spagna, islam, immigrazione, eurabia, cosmopolitismo, terzo mondo, multiculturalismo, narcotraffico, moschee, crisi demografica, terzomondismo, filo-islamismo, guerra civile etnica, guerra razziale
martedì, 10 novembre 2009
Ufficiale: il Labour Party inglese aprì all’immigrazione di massa per fini elettorali
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L'immigrazione di massa una cospirazione politica laburista

Il trucco laburista: più immigrati, più voti


di Erica Orsini


Londra - Concedere visti e permessi di soggiorno piuttosto che negarli. Evadere più richieste possibili riducendo al minimo i controlli anche se questo significava assumersi pesanti rischi. Insomma, porte aperte, anzi spalancate, a tutti gli immigrati e pazienza se tra questi ce n'è qualcuno più pericoloso degli altri. Negli ultimi anni è stata questa la politica laburista sull'immigrazione. Una strategia di tolleranza sempre difesa a spada tratta sia dal governo Blair che da quello del suo successore Brown. La scorsa settimana però, il ministro degli Interni Alan Johnson ha pubblicamente ammesso, per la prima volta, che su questa materia sono stati fatti dei grossi errori. Sono stati ignorati i problemi derivanti dal numero eccessivo di stranieri che hanno invaso il Paese e non si è riusciti a cogliere l'inquietudine della gente per l'aumento della disoccupazione e il malfunzionamento dei servizi pubblici. Ieri il Sunday Times ha rivelato che il governo ha non solo coperto, ma incoraggiato la politica dei permessi facili, per accaparrarsi i voti degli immigrati. Non ha però tenuto conto che il malessere della popolazione avrebbe provocato uno spostamento di una parte dei voti della working class bianca a favore del Partito nazionalista britannico.
Nella corrispondenza - trattenuta illegalmente dall'Home Office per ben 4 anni e resa pubblica soltanto adesso in base alla legge sulla libertà d'informazione - si evidenzia come i ministri competenti fossero stati messi al corrente dal dipartimento dell'Immigrazione che ai dipendenti era stato ordinato di evadere in tutta fretta migliaia di pratiche senza perdere tempo utile nei controlli di routine. «I documenti spiegano quindi l'improvviso aumento di immigrati in Gran Bretagna contemporaneo alla soluzione da parte dell'Home Office, di un arretrato di 45mila casi - spiega il Times -. I funzionari accolsero rapidamente 337mila domande senza neppure controllare. Nel 1999, vennero rilasciati 170mila permessi di soggiorno. Nel 2002 i permessi erano arrivati a 300mila». Naturalmente una simile prassi consentì l'ingresso in Inghilterra di molti individui potenzialmente pericolosi. Negli ultimi mesi del 2001 a più di una ventina di talebani che erano scappati dall'Afghanistan, venne concesso di rimanere in Gran Bretagna.
Regista principale dell'operazione «porte aperte», ben lontana da essere un semplice errore, fu sir Bill Jeffrey, direttore generale della direzione per l'immigrazione e la nazionalità. Altra protagonista della vicenda fu Beverley Hughes, l'allora ministro per la Cittadinanza e l'Immigrazione. La signora fu costretta in seguito a dimettersi per aver deliberatamente fuorviato il parlamento omettendo d'informarlo sul fatto che era al corrente che le gang criminali romene e bulgare avrebbero potuto voler approfittare della decisione inglese di aprire i confini ai lavoratori provenienti dall'Europa dell'est.
Da uno scambio di e-mail, nel 2003, tra Jeffrey e la Hughes appare chiaro che il governo era al corrente della situazione e la sosteneva, tanto che il documento venne secretato più tardi su ordine dell'allora ministro degli interni David Blunkett. Fino a ora chiunque aveva tentato di far chiarezza sul caso era stato fermato. Nel 2004 un dipendente dell'ufficio immigrazione venne licenziato in tronco per aver raccontato al Sunday Times della procedura e ha passato cinque anni nel tentativo di far venire a galla la verità. Prima che i documenti fossero resi pubblici Hughes aveva sempre dichiarato che i permessi facili erano stati rilasciati dai funzionari all'insaputa dei vertici, ma adesso gli sarà difficile mantenere la sua versione dei fatti sui quali anche l'opposizione ha chiesto di venir informata. I laburisti hanno sempre difeso la loro politica sull'immigrazione facendosi scudo dei bei discorsi sulla tolleranza, sulla società multietnica, sul valore delle diversità. Ma lo slogan «immigrato è bello» è soltanto una faccia della medaglia e una parte della risposta che il governo deve alla gente. La seconda parte della spiegazione sta nel fatto «che almeno 20 seggi laburisti dipendono dal voto degli asiatici - spiega l'ex ministro Chris Mullin nelle sue memorie - e che l'80 per cento delle minoranze etniche vota Labour».

(http://www.ilgiornale.it/esteri/il_trucco_laburista_piu_immigrati_piu_voti/09-11-2009/)
Scritto da: ratkomladic alle ore 06:46 | link | commenti (4) | categoria: europa, islam, immigrazione, eurabia, cosmopolitismo, terzo mondo, multiculturalismo, moschee, mondialismo, razza bianca, crisi demografica, terzomondismo, filo-islamismo, rivoluzione negroide, aids e africa
Daniela Santanché nuova Oriana Fallaci? Un’altra voce femminile politicamente scorretta si alza contro la nostra dhimmitudine

http://biografieonline.it/img/bio/d/Daniela_Santanche.jpg

"Maometto? Pedofilo e poligamo"

 
 

«Maometto per noi era poligamo e pedofilo, perché aveva nove mogli e l’ultima di nove anni». La frase di Daniela Santanchè, leader del Movimento per l’Italia, arriva nel pieno di un «dibattito» televisivo sul crocifisso. Il programma è «Domenica Cinque» su Canale 5. Vittorio Sgarbi siede su un seggiolone da arbitro da tennis, in veste di «moderatore»: un po’ come chiedere a un piromane di trasformarsi in pompiere. Ma l’argomento («islam e cristianesimo») scelto dagli autori del programma condotto da Barbara D’Urso è di quelli che, per deflagrare, non hanno bisogno di inneschi particolari.

A rappresentare la fazione musulmana c’è Ali Abu Schwaima, presidente del Centro islamico di Milano e Lombardia, un professionista delle risse televisive a sfondo religioso. Sono sufficienti pochi minuti di «dialogo» e il clima in studio diventa rovente; tutti urlano e - come già successo in precedenti puntate di «Domenica Cinque» - si sfiora la rissa. «Ecco l’ignoranza sua e di tutti quelli come lei, che non hanno altri argomenti per controbattere quel che dico», sbraita Schwaima, mentre la Santanchè continua a ripetere: «Maometto per noi era pedofilo». Schwaima non si placa e grida: «I musulmani non sono quelli che mettono le bombe», mentre la Santanchè invita l’Europa a «occuparsi del fatto che in Arabia Saudita vendono le bambine agli sceicchi».

Anche qualche persona del pubblico cerca di scendere nell’arena, ma viene bloccata. Un giovane musulmano (si scoprirà poi noto alla Digos per presunte attività terroristiche) inveisce contro la Santanchè che però tiene duro, difendendo il diritto a esporre il crocifisso, messo in discussione dal recente pronunciamento della Corte europea che lo vorrebbe staccare dai muri delle scuole e dei luoghi pubblici. Ma dal crocifisso si passa subito a una guerra di religione ben più ampia, con gli ospiti della D’Urso che cominciano a darsele (metaforicamente parlando) di santa ragione. La Santanchè viene accusata di dire «schifezze» e a gettarle addosso tutta la loro rabbia sono gli stessi individui che pretendono «tolleranza» e «rispetto» per la propria fede islamica; sono le stesse persone che, davanti alle telecamere, continuano a descrivere il crocifisso come l’immagine di un «morticino». Alla faccia della «tolleranza» e del «rispetto». Ma la D’Urso (che, a telecamere spente, si è «dissociata» dalle parole della Santanchè, ndr), prima di chiudere il talk show ha concesso l’ultima parola proprio al presidente del Centro islamico: «Riteniamo il crocifisso un falso storico, ma non chiediamo di toglierlo dalle scuole». E noi cosa dovremmo fare, ringraziare per la concessione?

A freddo, terminata la trasmissione, la Santanchè conferma quanto detto durante la messa in onda, precisando però di «non aver assolutamente voluto mancare di rispetto né a Maometto né agli islamici moderati: "Con il mio intervento ho inteso fare opera di informazione - aggiunge al Giornale la leader del Movimento per l’Italia -. Non tutti i nostri connazionali sono al corrente di una realtà storica considerata normale ai tempi di Maometto, ma che oggi i fondamentalisti perpetuano in maniera criminale, basti pensare a un fenomeno aberrante come l’infibulazione. So bene che molte donne islamiche vorrebbero liberarsi da tante schiavitù e in questa battaglia di civiltà sarò sempre al loro fianco. È quindi in tale contesto che va letta la mia frase su Maometto "poligamo e pedofilo"».

«La realtà - conclude la Santanchè - è che in Italia ci sono imam che istigano alla violenza e moschee che sono fabbriche di odio. Questi signori hanno l’arroganza di spiegarci cosa è giusto e cosa è sbagliato. Per questo chiedo regole certe e, finché non ci saranno, mi batterò contro le ipocrisie delle posizioni politically correct». Quelle, per intenderci, che piacciono tanto alla sinistra.

(http://www.ilgiornale.it/interni/maometto_pedofilo_e_poligamo/09-11-2009/)


Le minacce dei fanatici
ISLAM: IZIDIN (UCOII), STIAMO VALUTANDO SE DENUNCIARE LA SANTANCHE'

Roma, 9 nov. (Adnkronos) - "Se ci sono gli estremi per fare una denuncia, lo faremo, perche' bisogna dire basta con questa volgarita' contro il profeta dell'Islam". Cosi' Elzir Izidin, portavoce dell'Ucoii, l'Unione delle comunita' ed organizzazioni islamiche in Italia, che, parlando ai microfoni di CNRmedia, aggiunge: "Resta da vedere se c'e' la possibilita' di denunciare, realmente e' un incitamento all'odio, e' inaccettabile, stiamo valutando".

(http://www.adnkronos.com/...UCOII-STIAMO-VALUTANDO-SE-DENUNCIARE-LA-SANTANCHE)


“ volgarita’ contro il profeta dell'Islam ”

Tratti direttamente dalla Sunna, seconda fonte primaria dell'islam con il Corano:

http://www.sex-in-islam.com/images/muhammad-aisha-pedophilia-child-sex.bmpSahih Bukhari Volume 5, Libro 58, Numero 234
Narrato da ‘Aisha:
Il Profeta mi fidanzò quando ero una bambina di sei anni. Siamo andati a Medina e risidevamo nella casa di Bani-al-Harith bin Khazraj. Quindi sono stata malata e i miei capelli caddero. Più tardi i miei capelli crebbero (ancora) e mia madre, Um Ruman, venne a me mentre giocavo in altalena con alcune mie amiche. Mi ha chiamata, e io sono andata da lei, non sapendo cosa voleva fare. Mi ha preso per la mano e mi ha fatto stare in piedi innanzi alla porta di casa. Ero senza respiro, e quando il mio respiro tornò normale, prese dell'acqua e mi pulì il capo e la testa con essa. Quindi mi portò dentro la casa. Nella casa vidi alcune donne Ansari che dissero, "I migliori auguri e le Benedizioni di Allah e una buona fortuna." Quindi mi consegnò a loro e mi prepararono (per il matrimonio). Inaspettatamente l'Apostolo di Allah venne a me nella sera e mia madre mi consegnò a lui, e a quel tempo ero una ragazza di nove anni di età.

Sahih Bukhari Volume 7, Libro 62, Numero 88
Narrato da ‘Ursa:
Il Profeta scrisse (il contratto di matrimonio) con 'Aisha quando lei aveva sei anni e consumò il suo matrimonio con lei quando ne aveva nove e lei rimase con lui per nove anni (fino alla sua morte).

FaithFreedom Italia


ASPETTANDO CHE LA SOLITA INFAME FATWA DI MORTE CADA ANCHE SULLA SUA TESTA...
SOLIDARIETA’ A DANIELA SANTANCHE’

NO ALL’INVASIONE DELLA NOSTRA TERRA!!!


http://sarodist.files.wordpress.com/2008/05/calderoli-e-maometto.jpg
Scritto da: ratkomladic alle ore 06:06 | link | commenti (3) | categoria: storia, medio oriente, europa, islam, immigrazione, eurabia, cosmopolitismo, terzo mondo, multiculturalismo, moschee, crisi demografica, politica identitaria, terzomondismo, filo-islamismo, guillaume faye, guerra razziale